Commemorazione dei Martiri dell’Aldriga

Valletta Aldriga 19 settembre 2022: intervento di Luigi Benevelli, presidente ANPI
Mantova

Signor Sindaco, famigliari, cittadini, autorità civili, militari, religiose,
oggi onoriamo qui la memoria delle vite innocenti ed inermi di Binda Luigi, Corradini Mario, Passoni Attilio, Rimoldi Francesco, Aresi Giuseppe, Bianchi Giuseppe, Colombo Bruno, Colombi Mario , Corti Angelo Alessandro, Pecchenini Luigi.

79 anni fa, l’8 settembre 1943 fu il collasso dello Stato italiano, la penisola rimase
spaccata in due, percorsa dalla Wehrmacht al centro-nord e dalle truppe alleate
(statunitensi, britannici e del Commonwealth, francesi, fino alla Brigata Ebraica) dal centro-
Sud. Nella storia dell’Italia unita, fu la seconda volta che lo Stato collassò: la prima fu la
marcia su Roma del 28 ottobre 1922 quando Mussolini prese il potere, senza incontrare
resistenza da parte delle autorità del Regno.
Nell’autunno del ’43 la guerra mondiale si spostò sul territorio italiano: per avere un’idea di
cosa questo abbia significato nella vita quotidiana della popolazione, basta pensare a
quanto viene raccontato ed illustrato oggi di ciò che accade in Ucraina.
La città di Mantova, una città piena di caserme, ospitava allora sul suo territorio al
Gradaro, a San Giorgio e a Dosso del Corso 3 campi di concentramento per prigionieri
militari degli eserciti alleati e del Regio Esercito separati per ufficiali e militari di truppa. Si
pensi che fra il 12 e il 19 settembre per i campi passarono più di 150.000 prigionieri.
Dichiarata “zona di occupazione militare” fin dal 10 settembre, l’intera nostra provincia, la
“fascistissima” Mantova, era considerata strategica per i rifornimenti alimentari alle truppe
tedesche impegnate al Centro Sud e per la sicurezza dei collegamenti con l’Europa
Centrale attraverso il Brennero. Queste le ragioni della necessità per gli occupanti
tedeschi di avere un controllo totale, severissimo del territorio, con tutti i mezzi, a costo di
terrorizzare la popolazione, come dimostra il succedersi dei seguenti drammatici eventi:

  • Già il 9 settembre i tedeschi occupano la stazione ferroviaria e negli scontri muore il
    capitano Marabini; contemporaneamente le autorità fasciste riprendono il controllo
    dell’amministrazione locale
  • L’11 viene assassinata Giuseppina Rippa, popolana gentile che lanciava del pane a
    prigionieri militari italiani in transito verso i campi tedeschi
  • Sempre in città viene massacrato don Eugenio Leoni, prete in San Simone, uomo mite
    e gentile accusato di aver favorito un’aggressione a tedeschi da parte di militari italiani
    sbandati
  • Il 12 settembre Mussolini è liberato dalla prigione sul Gran Sasso e assume nei giorni
    successivi la guida della Repubblica di Salò. I fascisti collaborano con i tedeschi nel
    controllo del territorio.

  • Il 19 l’Aldriga. È domenica, prima dell’alba, un autocarro tedesco preleva 10 militari
    italiani internati prigionieri al campo del Gradaro, perché- fu detto loro- c’era da
    scavare una fossa per seppellirvi documenti. Il camion oltrepassa porta Belfiore e
    imbocca qui la strada privata che porta alla Corte Aldriga. I prigionieri italiani scaricano
    la mitragliatrice che stava sul camion e controllati e circondati dai tedeschi iniziano a
    scavare una buca. Terminata l’operazione di scavo, cominciano le esecuzioni, uno per
    uno, con l’obbligo a trascinare il compagno morto nelle fossa. Una pianta di pioppo
    crivellata di colpi con ai suoi piedi tracce di sangue rimase muto testimone. Un
    cacciatore che stava su un battello nella valle assistette alla orribile strage. Tutto durò
    1 ora e mezzo. Alle 7.00 tornò il silenzio. La notizia della fucilazione fu diffusa e
    propagandata dalle autorità tedesche in tutta la città con manifesti.
    Il 10 maggio 1945 il CLN dispose l’esumazione dei 10 corpi.
    Perché tanto orrore, tanto disprezzo di giovani vite? Subito il Comando tedesco dichiarò
    che una sua colonna era stata presa di mira da militari italiani sbandati e che due dei loro
    erano rimasti feriti. Il 20 lo stesso Comando tedesco diramò in un successivo comunicato
    la notizia che 10 soldati erano stati passati per le armi per aver sparato contro un reparto
    della Wehrmacht in marcia. Quello che contava non era la verità dei fatti realmente
    accaduti, ma che la gente capisse con le buone e con le cattive che chiunque avesse
    cercato di ribellarsi avrebbe rischiato la vita, senza pietà. Questo ci fa capire quanto
    coraggio, determinazione e solidarietà furono necessari nei militari deportati nei campi di
    concentramento tedeschi, nelle donne e negli uomini protagonisti della Resistenza e della
    guerra di Liberazione.
    Molte furono le tragedie ed i lutti dei terribili 20 mesi che si conclusero con la Liberazione il
    25 aprile 1945.
    Le truppe tedesche si comportarono con questa violenza in tutta la civilissima,
    cristianissima Europa continentale contro le popolazioni dei paesi occupati. Un pensiero
    illuminante al riguardo è quello di Simone Weil che nel 1943 scriveva:
    La natura dell’hitlerismo consiste nell’applicazione al continente europeo da parte della
    Germania, dei metodi della conquista e della dominazione coloniali. Il male che la
    Germania avrebbe potuto far subire all’Europa, se l’Inghilterra non avesse ostacolato la
    vittoria tedesca, è lo stesso male compiuto dalla colonizzazione. Questo male che la
    Germania ha tentato di infliggerci, noi l’abbiamo inflitto ad altri.
    E, purtroppo, tutto questo non è finito, come ci sta mostrando tanti tragici episodi di
    “pulizia etnica” che caratterizzano l’aggressione russa all’Ucraina.

    Ricordare, cercare di capire sono nostro dovere: lo dobbiamo ai 10 martiri dell’Aldriga.

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